Pasta e fagioli alla veneta: borlotti cotti piano con pancetta e rosmarino, metà passati per la crema, tagliatelle all'uovo e olio a crudo. Si serve tiepida.
Introduzione
In Veneto si chiama pasta e fasioi, e non è la minestra di fagioli che si trova nel resto d'Italia. È più densa, quasi una crema: i fagioli borlotti si cuociono a lungo con il soffritto, la pancetta e il rosmarino, poi metà si passa al setaccio e metà resta intera, e nella crema che ne esce si cuoce direttamente la pasta. Il cucchiaio, si dice nelle osterie, deve quasi restare in piedi.
La seconda regola è la temperatura. La pasta e fagioli alla veneta non si mangia bollente: si lascia riposare nel piatto qualche minuto, finché è tiepida e si rapprende appena, e solo allora si completa con un filo d'olio extravergine a crudo e una macinata di pepe nero. È un piatto povero, fatto con quello che c'era in dispensa d'inverno, e proprio per questo vive della qualità di pochi ingredienti: un buon fagiolo, un buon olio, e il tempo.
Nel bicchiere mettiamo la Recantina DOC AliCea della Caneva dei Biasio, un rosso di media struttura del Montello e dei Colli Asolani, con un'acidità che pulisce la crema di fagioli e un frutto di ribes che ne alleggerisce la terrosità. Per completare il piatto usiamo l'Olio Extravergine Veneto del Grappa DOP di Oro de Pòe, versato a crudo sulla minestra tiepida.
Storia della Pasta e Fagioli Veneta
Il fagiolo che oggi associamo alla pasta e fasioi viene dalle Americhe, ed è arrivato in Veneto nel Cinquecento. La tradizione bellunese racconta che i primi semi li ricevette da papa Clemente VII l'umanista Pierio Valeriano, canonico di Belluno, che li fece seminare nelle terre della sua famiglia. Nella Valbelluna e nell'altopiano di Lamon il fagiolo trovò un clima ideale, e lì è nato il borlotto più celebre della regione, il Fagiolo di Lamon della Vallata Bellunese, che dal 1996 è IGP: buccia sottile, polpa farinosa, un sapore dolce che ricorda la castagna.
Per secoli la pasta e fagioli è stata il piatto quotidiano delle case contadine e dei bacari di Venezia, dove si serviva nelle ciotole come minestra del mezzogiorno. Ogni zona ha la sua versione: nel Bellunese si usano i fagioli di Lamon e una pasta corta, nel Trevigiano e a Venezia le tagliatelle all'uovo spezzate a mano o i maltagliati, e c'è chi mette nella pentola un pezzo di cotenna o un osso di prosciutto al posto della pancetta. Restano fissi tre principi: i fagioli passati in parte per dare la crema, la pasta cotta nella minestra e non a parte, e il riposo prima di servire.
Ingredienti
Per la minestra
- fagioli borlotti secchi (meglio se di Lamon)300 g
- pancetta tesa a dadini80 g
- cipolla1
- carota1
- costa di sedano1
- patata media1
- olio extravergine di oliva per il soffritto2 cucchiai
- rosmarino e alloro1 rametto e 1 foglia
- acqua2 litri
- saleq.b.
Per la pasta e per servire
- tagliatelle all'uovo o maltagliati200 g
- Olio Extravergine Veneto del Grappa DOP 500ml4 cucchiai
- pepe nero macinato al momentoq.b.
Attrezzature Necessarie
- Pentola capiente dal fondo spesso, meglio se di coccio
- Passaverdure a dischi fini o frullatore a immersione
- Ciotola per l'ammollo
- Mestolo di legno
Consiglio: Per la crema il passaverdure è meglio del frullatore: trattiene le bucce dei fagioli e dà una consistenza vellutata ma non collosa. Se usate il frullatore a immersione, frullate solo i fagioli tolti dalla pentola con un po' del loro brodo, e a impulsi brevi: frullati troppo a lungo diventano una pasta densa e grigia.
Come Preparare Pasta e Fagioli alla Veneta — Ricetta Originale

Ammollo e soffritto
La sera prima metti i fagioli in una ciotola con abbondante acqua fredda e lasciali in ammollo per almeno 12 ore. Il giorno dopo scolali e sciacquali. Trita finemente cipolla, carota e sedano. Nella pentola scalda l'olio con la pancetta a dadini a fuoco medio, finché il grasso diventa trasparente, poi aggiungi il trito e fallo appassire per 8-10 minuti, senza farlo colorire.
Consiglio dello chef: Se trovi i fagioli freschi, d'autunno, salta l'ammollo e riduci la cottura a un'ora circa.
La cottura
Unisci al soffritto i fagioli scolati, la patata sbucciata e tagliata a pezzi, il rosmarino e l'alloro. Copri con 2 litri di acqua fredda, porta a bollore, poi abbassa la fiamma al minimo e cuoci con il coperchio socchiuso per circa 2 ore, finché i fagioli sono morbidissimi e si schiacciano fra le dita. Sala solo verso la fine: il sale messo all'inizio indurisce la buccia.
Consiglio dello chef: Il bollore deve essere appena un fremito: a fuoco alto i fagioli si spaccano fuori e restano duri dentro.
La crema
Togli il rosmarino e l'alloro. Preleva con un mestolo forato circa metà dei fagioli e la patata, passali al passaverdure e rimetti la crema nella pentola, mescolando bene con il brodo e con i fagioli rimasti interi. La minestra deve essere densa ma ancora fluida: se è troppo spessa allungala con un mestolo di acqua calda, se è troppo liquida lasciala restringere a fuoco basso per qualche minuto.
Consiglio dello chef: La patata non si sente nel piatto finito, ma lega la crema e la rende più vellutata.
La pasta
Riporta la minestra a bollore leggero e cuoci le tagliatelle spezzate a mano direttamente nella pentola, mescolando spesso perché non si attacchino al fondo, per il tempo indicato sulla confezione. Spegni il fuoco, regola di sale e lascia riposare 10 minuti. Servi nei piatti fondi tiepida, con un filo di olio extravergine a crudo e una macinata di pepe nero.
Consiglio dello chef: Riposando la minestra si addensa ancora: è normale, ed è così che si mangia in Veneto. Il giorno dopo, riscaldata con un goccio d'acqua, è anche più buona.
Vino da abbinare alla Pasta e Fagioli alla Veneta
La pasta e fagioli alla veneta sembra un piatto facile da accompagnare, e non lo è. È una minestra densa, quasi una crema: metà dei fagioli borlotti passata al setaccio, l'altra metà lasciata intera, la pasta cotta direttamente nel brodo, e dentro il grasso della pancetta e il profumo del rosmarino. In bocca porta tre cose insieme: l'amido dei fagioli e della pasta, che riveste il palato e lo rende pastoso; una dolcezza terrosa, tipica del borlotto; e una sapidità grassa che viene dal soffritto. Il vino deve fare soprattutto un lavoro: pulire. Serve un'acidità viva, che stacchi dalla bocca la crema di fagioli e la renda leggera a ogni cucchiaiata. Il tannino invece va dosato: le proteine dei legumi ne reggono un po', ma un rosso troppo ruvido sull'amido diventa asciutto e amaro. E serve un frutto rosso fresco, non cotto, che faccia da contrappunto alla terrosità del fagiolo. Per questo il piatto chiede un rosso veneto di media struttura, servito appena fresco, e non un grande rosso da arrosto.
Vino Rosso Consigliato
Recantina DOC AliCea — La Caneva dei Biasio — La **Recantina DOC AliCea della Caneva dei Biasio** viene dalle colline del Montello e dei Colli Asolani, ed è il vino di un antico vitigno autoctono della Marca Trevigiana che per poco non è scomparso. A tavola ha esattamente il profilo che la pasta e fagioli chiede: un rosso di media struttura, secco e morbido, con un tannino presente ma misurato. L'acidità è il suo strumento principale: taglia la crema dei borlotti passati e il grasso della pancetta, e rimette la bocca a zero fra una cucchiaiata e l'altra. Il tannino, che non è aggressivo, trova nelle proteine dei fagioli abbastanza appoggio per restare morbido, senza seccare la bocca sull'amido della pasta. Il profumo fa il resto: frutta rossa di sottobosco, soprattutto ribes, e note di viola, che portano freschezza accanto alla dolcezza terrosa del legume e si accordano con il rosmarino del soffritto. Il vino affina solo in bottiglia, da tre a sei mesi, quindi non c'è legno a coprire un piatto così semplice. Il limite va detto: con 13,5% vol non è un rosso leggero, e la minestra bollente ne appiattisce il frutto. Funziona meglio con la pasta e fagioli servita tiepida, come vuole la tradizione veneta. Servitelo a 16 °C, alla parte bassa della forchetta indicata in scheda.
L'Alternativa Territoriale
Raboso del Piave D.O.C. — Italo Cescon — Se la Recantina è la scelta della misura, il **Raboso del Piave D.O.C. di Italo Cescon** è quella del carattere: il rosso più austero del Veneto, con un'acidità e un tannino che la scheda definisce spiccati. Sulla pasta e fagioli lavora con più forza. L'acidità alta sgrassa la pancetta e alleggerisce la crema di borlotti meglio di qualunque altro rosso, ed è il motivo per cui nelle osterie della pianura trevigiana i piatti di legumi e di maiale si bevono da sempre con il Raboso. Il profumo di marasca e frutti di bosco dà al piatto un contrappunto fruttato, e la nota speziata si accorda con il pepe nero e il rosmarino. I trenta mesi in botti di rovere danno al vino note calde di spezie e vaniglia, e un corpo più fermo di quello della Recantina. Il limite è proprio questo: il tannino è robusto, e su una pasta e fagioli fatta senza pancetta, o molto liquida, resterebbe ruvido. È il vino per la versione più ricca, con la cotenna o la pancetta abbondante. Stappatelo qualche ora prima, come consiglia la cantina, e servitelo a 17-18 °C.
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Birra Artigianale in Alternativa
Reckless Bock Beer — doppio malto — Con una minestra di legumi la birra ha un vantaggio sul vino: le bollicine. La carbonatazione porta via l'amido dei fagioli e della pasta che resta sul palato, il lavoro che nel vino fa l'acidità. La **Reckless Bock di Norah's Farm** è una doppio malto a bassa fermentazione in stile Dunkel Bock, ramata carica, prodotta nella Pedemontana Veneta. Il malto è in primo piano, con note di caramello e di frutta secca, e il luppolo resta appena accennato. Questa dolcezza tostata si accorda con quella del borlotto, che è un fagiolo dolce, dal sapore che ricorda la castagna, e con la rosolatura della pancetta nel soffritto. La schiuma cremosa dà morbidezza accanto a un piatto che di morbidezza ne ha già molta, e qui sta il limite: 7% vol e un finale dolce rendono l'insieme pieno, quindi conviene un bicchiere piccolo, e una porzione di minestra non troppo abbondante. Servitela a 8-10 °C, in un bicchiere a tulipano.
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Varianti
- Con la cotenna: la versione più antica mette nella pentola, al posto della pancetta, un pezzo di cotenna di maiale di circa 150 g, sbollentata, raschiata e tagliata a striscioline. Cuoce con i fagioli per tutte le due ore e dà alla minestra una consistenza più collosa e un sapore più profondo.
- Con i fagioli di Lamon: con il Fagiolo di Lamon IGP la minestra è più dolce e più cremosa, perché la buccia è sottile e la polpa farinosa. Bastano 250 g, e la cottura scende a circa un'ora e mezza.
- Senza carne: si toglie la pancetta e si fa il soffritto solo con l'olio, aggiungendo uno spicchio d'aglio e un cucchiaio di concentrato di pomodoro. È la versione dei giorni di magro, più leggera e più vicina al sapore del fagiolo.
- Con la pasta corta: al posto delle tagliatelle si possono usare ditalini o pasta mista, quella fatta con i rimasugli dei pacchi di pasta secca. È la scelta di molte case del Bellunese e del Vicentino.
Domande Frequenti
Che differenza c'è fra la pasta e fagioli veneta e le altre?
La pasta e fagioli alla veneta è più densa e cremosa: una parte dei fagioli borlotti viene passata al setaccio e rimessa nella pentola, e la pasta cuoce direttamente nella minestra, assorbendone l'amido. Il condimento è semplice, con soffritto, pancetta o cotenna e rosmarino, quasi sempre senza pomodoro. E si serve tiepida, con un filo d'olio a crudo e il pepe nero.
Quali fagioli usare per la pasta e fagioli alla veneta?
I borlotti, secchi o freschi. I più pregiati sono quelli di Lamon, nel Bellunese, che hanno la buccia sottile e una polpa farinosa e dolce, e danno una crema più vellutata. Vanno bene anche i borlotti comuni, purché non siano troppo vecchi: un fagiolo secco di più di un anno resta duro anche dopo ore di cottura.
Si può fare la pasta e fagioli con i fagioli in scatola?
Si può, ma il risultato è diverso: il sapore della minestra viene proprio dalla lunga cottura dei fagioli con il soffritto e il rosmarino. Se si usano quelli già cotti, servono circa 750 g sgocciolati, da cuocere nel soffritto con un litro di acqua o brodo per almeno 30 minuti prima di passarne la metà.
Perché la pasta e fagioli si mangia tiepida?
Perché è la temperatura a cui il sapore dei fagioli e dell'olio si sente meglio, e la minestra raggiunge la sua consistenza: riposando l'amido della pasta e dei fagioli la addensa. In Veneto è un'abitudine così radicata che d'estate c'è chi la mangia anche fredda, il giorno dopo.
Che vino si abbina alla pasta e fagioli?
Un rosso veneto di media struttura con un'acidità viva e un tannino misurato: l'acidità pulisce la crema di fagioli e il grasso della pancetta, mentre un tannino troppo ruvido sull'amido renderebbe il vino amaro. La Recantina del Montello e dei Colli Asolani è la scelta della misura; per una versione più ricca, con la cotenna, un Raboso del Piave regge meglio.